Analisi dello stato di fatto: la diagnostica del degrado
Prima dei lavori di restauro l’edificio manifestava le patologie tipiche delle architetture storiche immerse in contesti rurali, dove l’equilibrio tra muratura e ambiente è stato alterato nel tempo.
- degrado del manto di copertura, con rottura e movimento delle tegole; distacco con la controfacciata con conseguenti infiltrazioni dall’alto;
- lesioni, talvolta passanti, dei paramenti murari, specie nella muratura conclusiva del presbiterio;
- fenomeni di umidità di risalita capillare, con conseguenti efflorescenze saline e distacchi degli intonaci incongrui;
- alterazioni superficiali del paramento esterno, che presentava fenomeni di erosione delle stilature e attacchi biologici (licheni e muschi), sintomi di una perdita della funzione protettiva delle finiture originali;
- alterazioni superficiali del pavimento interno, con fenomeni diffusi di efflorescenze e macchie.
Strategia d’intervento: la scelta della compatibilità
Il protocollo d’intervento adottato si basa sull’impiego esclusivo di materiali naturali, selezionati per garantire la massima traspirabilità e reversibilità, principi cardine del nostro modo di intendere il restauro. Questi i principali interventi previsti:
- risanamento delle murature – per favorire il corretto smaltimento dell’umidità, si è proceduto alla rimozione degli strati degradati e alla stesura di nuovi intonaci macroporosi a base di calce idraulica naturale (NHL 3,5); l’assenza di cemento assicura la perfetta compatibilità chimico-fisica con la struttura antica;
- consolidamento degli elementi strutturali – i contrafforti in blocchi di pietrame granitico faccia a vista sono stati consolidati mediante stilatura profonda dei giunti e iniezioni di malta fluida all’attacco con le murature perimetrali e con il terreno;
- ripresa delle lesioni – le lesioni, dovute a leggeri cedimenti della base fondale nel retro della chiesa, sono state trattate con un intervento di tamponamento, in attesa di reperire i fondi per intervenire in maniera definitiva sulle fondazioni;
- finiture tradizionali – le superfici sono state trattate con tinte a base di latte di calce bianco, una scelta che coniuga l’aspetto estetico storico a una protezione igienizzante e naturale;
- recupero degli elementi materici: La pavimentazione in cotto e i portoni lignei sono stati sottoposti a un restauro conservativo puntuale. Attraverso impacchi antisale e trattamenti protettivi traspiranti, abbiamo restituito profondità cromatica e durabilità ai materiali, rispettando la patina del tempo;
- restauro specialistico degli elementi di trachite decorati, come il pregevole rosone, il portale lunettato e l’edicola di san Sebastiano, a cura dei restauratori specializzati nel trattamento risa nativo e conservativo della pietra.
Per migliorare il degrado dovuto all’umidità, si è deciso di dare riscontro d’aria all’apertura del rosone mediante la temporanea sostituzione con un telaio a rete dei serramenti fissi delle due finestre presenti nel presbiterio. Il miglioramento è stato immediatamente percepibile, nelle murature e nei pavimenti.
Una visione integrata
Attraverso questo approccio, il Santuario di San Sebastiano è tornato a essere un organismo sano e funzionale. Per Sottostudio, questo progetto conferma che l’innovazione nel restauro non risiede nell’aggiunta di nuove tecnologie invasive, ma nella capacità di immergersi nelle stratificazioni del passato per garantire all’edificio un futuro solido e sostenibile.
